Da che mondo e mondo ci sono dei punti fermi che caratterizzano la vita di un uomo: il primo giorno di scuola, la prima zuffa, con relativi lividi e listoni, il primo bacio, la prima moto, la prima volta con una ragazza che non fosse frutto della propria immaginazione notturna, il primo lavoro.
Ora, e so già quali sorrisini ebeti vi spunteranno sulle faccine, esiste un'altro punto fermo nella vita di un giovane ometto: la prima rivista zozza.
Generalmente la scena è questa: due-tre ragazzini che confabulano alla ricerca di un edicolante compiacente che non faccia troppi moralismi (ma se le vende perchè dovrebbe farne?) e, soprattutto, niente battutine...
Quindi, la raccolta della moneta e la fuga con l'oggetto dell'acquisto nascosto sotto il giubbotto verso un posto dove sfogliarlo liberi da mamme o passanti.
Ecco, mi ricordo ancora il numero di Playboy (edizione americana) che comperai di nascosto, in un'edicola a quindici chilometri da casa, tanto per essere sicuro di non essere riconosciuto (non era tutta 'sta distanza, ma per un ragazzino senza, non dico una moto, ma neppure un abbonamento per l'autobus, lo spazio era di per sè già importante).
Ed eccoci ad oggi. Ieri sera vado dal barbiere per la scorciata mensile dei capelli; oltre alle riviste di moto, viaggi et similia, vedo spuntare un titolo che...beh: "Playboy, Edizione Italiana".
Ora, saranno passati parecchi anni, ed è plausibile un certo grado di rimbambimento, ma una cosa mi pareva di ricordarla: su Playboy c'era gnocca...pagine e pagine di gnocca.
Ovvio, diranno i più;
non così ovvio, commenteranno quelli che hanno avuto la rivista di cui parlo per le mani: non "Playboy", in senso assoluto, bensì "P. Edizione Italiana".
Prima pagina: editoriale autocompiaciuto del direttore, che si loda di quanto è bravo e dell'intuito che si tira appresso...ma chi te l'ha chiesto; questa rivista ha due soggetti: Hugh Heffner e la patata...tu sei un intruso, giusto uno messo lì per coniugare il verbo di Heffner e le varie incarnazioni del suddetto ortaggio, punto.
Poi altro editoriale...DI FRANCESCO ALBERONI!!!!!!!
Oddio, comincio ad avere un principio di nausea (il più grande ipocrita bigotto d'Italia)...
Vabbè, sfogliamo: pubblicità, idem, ancora, articolo su finanzieri, su banche d'affari,su....fino a pagina 98 così, senza una donna con, chessò...i piedi scalzi.
Quindi, ecco: un capezzolo nudo!
E basta...le foto successive mostrano solo quello.
Per trovare della patata bisogna andare quasi in fondo per scovare, sepolto fra altra fuffa degna di Class o del Sole 24 ore, le copertine gloriose dell'edizione americana...
Boh, sarà la crisi?
Sarà la tassa sul nudo che tanto voleva Tremontino fino a qualche tempo fa?
Sta di fatto che mi ha lasciato addosso una profonda tristezza: un pò come se tornaste in un posto di cui avevate un bel ricordo da bambini e vi trovaste, invece, un parcheggio.
Se non altro, adesso, i ragazzini delle nuove generazioni avranno una scusa in più: "no, mamma, nulla di strano: mi sto solo aggiornando sull'andamento dell'indice Nikkei, a Tokio"
Un bacio e un saluto a tutti.
Ghy.
Ora, e so già quali sorrisini ebeti vi spunteranno sulle faccine, esiste un'altro punto fermo nella vita di un giovane ometto: la prima rivista zozza.
Generalmente la scena è questa: due-tre ragazzini che confabulano alla ricerca di un edicolante compiacente che non faccia troppi moralismi (ma se le vende perchè dovrebbe farne?) e, soprattutto, niente battutine...
Quindi, la raccolta della moneta e la fuga con l'oggetto dell'acquisto nascosto sotto il giubbotto verso un posto dove sfogliarlo liberi da mamme o passanti.
Ecco, mi ricordo ancora il numero di Playboy (edizione americana) che comperai di nascosto, in un'edicola a quindici chilometri da casa, tanto per essere sicuro di non essere riconosciuto (non era tutta 'sta distanza, ma per un ragazzino senza, non dico una moto, ma neppure un abbonamento per l'autobus, lo spazio era di per sè già importante).
Ed eccoci ad oggi. Ieri sera vado dal barbiere per la scorciata mensile dei capelli; oltre alle riviste di moto, viaggi et similia, vedo spuntare un titolo che...beh: "Playboy, Edizione Italiana".
Ora, saranno passati parecchi anni, ed è plausibile un certo grado di rimbambimento, ma una cosa mi pareva di ricordarla: su Playboy c'era gnocca...pagine e pagine di gnocca.
Ovvio, diranno i più;
non così ovvio, commenteranno quelli che hanno avuto la rivista di cui parlo per le mani: non "Playboy", in senso assoluto, bensì "P. Edizione Italiana".
Prima pagina: editoriale autocompiaciuto del direttore, che si loda di quanto è bravo e dell'intuito che si tira appresso...ma chi te l'ha chiesto; questa rivista ha due soggetti: Hugh Heffner e la patata...tu sei un intruso, giusto uno messo lì per coniugare il verbo di Heffner e le varie incarnazioni del suddetto ortaggio, punto.
Poi altro editoriale...DI FRANCESCO ALBERONI!!!!!!!
Oddio, comincio ad avere un principio di nausea (il più grande ipocrita bigotto d'Italia)...
Vabbè, sfogliamo: pubblicità, idem, ancora, articolo su finanzieri, su banche d'affari,su....fino a pagina 98 così, senza una donna con, chessò...i piedi scalzi.
Quindi, ecco: un capezzolo nudo!
E basta...le foto successive mostrano solo quello.
Per trovare della patata bisogna andare quasi in fondo per scovare, sepolto fra altra fuffa degna di Class o del Sole 24 ore, le copertine gloriose dell'edizione americana...
Boh, sarà la crisi?
Sarà la tassa sul nudo che tanto voleva Tremontino fino a qualche tempo fa?
Sta di fatto che mi ha lasciato addosso una profonda tristezza: un pò come se tornaste in un posto di cui avevate un bel ricordo da bambini e vi trovaste, invece, un parcheggio.
Se non altro, adesso, i ragazzini delle nuove generazioni avranno una scusa in più: "no, mamma, nulla di strano: mi sto solo aggiornando sull'andamento dell'indice Nikkei, a Tokio"
Un bacio e un saluto a tutti.
Ghy.






